Io, in mezzo a casini e cose varie

L'importante è non smettere mai di fare domande

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Lasciando Firenze

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E così, dopo averci passato anni, lascio Firenze.

Dopo una laurea che non era in programma, dopo aver scoperto cose che non avrei creduto, lascio.

E’ una storia lunga cinque anni, iniziata una mattina con dei cornetti caldi.

Regalo per le mie prime coinquiline. Poi è diventata corse sul Lungarno, pranzi alle quattro del pomeriggio, cene rimediate in giro.

Pioggia in bici, dormire sotto un pianoforte, dare esami come un matto.

Marisa sul passo del Muraglione che non ce la fa più e mi costringe ad accorgermi, una volta sceso dal cavalletto, del posto e del panorama che stavo perdendo.

Firenze è poi diventata Parigi, ed è stato come sognare per sei mesi di seguito. La vita. Firenze è stata il golf, il giornale, le partite.

Marisa sparita, ed ancora la piango. Firenze è stata lezioni, Firenze è stata lavoro.

Firenze è stata l’amore. Ma questa è una cosa da grandi.

Firenze del teatro, Firenze del cinema.

Firenze del Comunale e di un ruhm e torta nell’intervallo.

Firenze è stata un angolo caldo quando fuori era freddo. Firenze del Porto e dei libri, Firenze delle parole dette sottovoce.

Firenze è stata i cornetti del Querci e la terrazza della Rinascente. Firenze è stata la musica.

Firenze è stata mille pagine di un diario che si andava scrivendo da solo.

Firenze e partire.

Firenze d’estate, con le mosche a mangiarmi vivo e il respiro di una città vuota. Firenze è stato piangere a volte. Firenze mi ha dato il David, che mi ha sempre detto da che parte andare.

Firenze mi ha dato due lauree, un tesserino da giornalista, e un amore.

Io ho dato a Firenze tutto quello che avevo. Ho mischiato me e lei in una spirale dove era difficile trovare i confini. Firenze delle piazze di notte. Firenze delle corse in taxi quando fuori non c’è nessuno. Firenze di notte, Firenze che si sveglia e Firenze che poco prima di addormentarsi mi regala un sogno in arancione, con i suoi raggi obliqui tra le vie del centro.

Firenze è stata molto più di tutto questo. Firenze è arrivata quando ero già grande. Milano, è una scommessa che non posso permettermi di perdere.

Sapendo, che lascio qui a Firenze qualcosa che avrebbe potuto cambiare la mia vita.

Ma questo è. Un fiume.

C’è un altro cielo che attende.

Che sia Milano, l’altro capo del mondo o ovunque. Non so.

Adesso, è necessario compiere questo passo.

Scritto da alessio de laurentiis

19 ottobre 2009 alle 10:06 AM

Mentre scende la pioggia

con un commento

(canzone da ascoltare leggendo: If- Pink Floyd- Atom Heart Mother 1965)

Scende la pioggia lenta su una città. Prove tecniche d’inverno colgono di sorpresa novelli studenti che s’aggirano dubbiosi tra edifici ciechi e sordi alle loro domande. Quanti ne ho visti in questi giorni, di giovani virgulti della nazione, la futura classe dirigente, cercare di districarsi dalla melassa della burocrazia, che ha il compito di complicare quel che sembra facile. Tra sedi distaccate, poi riattaccate, telefoni muti e siti bloccati. Indicazioni contraddittorie, inani sfaticati. E l’elenco potrebbe anche continuare a lungo.

Ma accade che stia anche terminando, qui, questa parte di vita. Una laurea, la seconda, la più inaspettata.

Quando andando al lavoro percorrevo la circonvallazione, con la precisa e netta senzazione che da qualche parte nella mia personale macchina mentale dovesse esserci una quintia marcia che non trovavo e non stavo sfruttando, la seconda laurea non era neanche nel campo delle ipotesi.

La prima c’era. Chiedeva cittadinanza come quei tedeschi dell’est che attraversato il muro sapevano di essere giunti nel paese dell’oro. Come Dorothy, con le mie scarpette rosse ho iniziato un cammino, misurando sempre i passi. Le gambe a volte stanche. Non sono mancati sgambetti, falli da dietro ed entrate irregolari. L’arbitro ogni tanto si girava dall’altra parte e faceva finta di non guardare. I falli più duri sono stati quelli arrivati da chi non avresti mai detto.

E la prima è andata.

La seconda, arrivata mentre facevo altro. Mentre tra i vari lavori mi ritagliavo tempo per vivere studiare, immaginare.

E sta finendo anche questo.

Giovedì, succederà.

Ed un nuovo percorso riluce già con le sue promesse.

Intanto, vuoi il caso o forse no, la pioggia ha smesso di cadere.

E ci sono nuovi luoghi da conoscere.

Scritto da alessio de laurentiis

12 ottobre 2009 alle 9:42 AM

Quanto una città può modificare la percezione dell’altrui e propria proprietà

con 4 commenti

Vengo, diceva quello, e mi spiego.

Per tutti coloro i quali, gioiscono della vita fiorentina da fuorisede, pendolari o comunque monadi di mondi sradicati dai luoghi natii per atterrare nella città di Dante e del Rinascimento, presto o tardi il problema viene a galla. Cioè. presto viene a galla e presto ha bisogno di essere risolto. La mobilità. non quella articolare, a quella ci dovrebbe pensare il CUS, ma quella urbana. Ora, non essendo noi ( cioè gli studenti fiorentini, o quantomeno i millantatori che si nascondono dietro un libretto universitario) nella stragrande maggioranza possessori di auto-moto veicoli atti a debellare l’immobilismo cronico che potrebber indulgere in vacue considerazioni filosofiche rivolte al soffitto, non essendo noi nella condizione di poter fruire di un servizio a cinque stelle riguardante la suddetta mobilità urbana che la Ville Lumiere invece si pregia di offrire ai suoi abitanti, che ci resta da fare? La domanda troverebbe la sua risposta ovviamente nel trasporto pubblico fiorentino. Il condizionale è d’obbligo come non mai in questi casi. Tacendo della scarsità di mezzi, tacendo dell’orario del servizio, che all’incirca a mezzanotte lascia a piedi la città studentesca ( ed a mezzanotte, molte volte la sera deve ancora iniziare), tacendo dello spropositato costo dell’abbonamento ai suddetti mezzi di trasporto pubblici, tacendo inoltre dell’impossibilità di raccapezzarsi sul sito della beneamata ATAF, la soluzione balza agli occhi anche dei meno avveduti.

La Bicicletta.

Il Velocipede. Ahh, il vento tra i capelli, una città che si dipana a misura di ruote ed anceh un bell’esercizio fisico, hce oltre la mente bisogna allenare anche il corpo. Si ma. Si ma, miei avveduti, si parla di quel che già conosciamo. Il losco traffico illegale di biciclette che fiorisce all’ombra del David. E la continua affannosa ricerca del lucchetto più inattacabile, della ganascia più sicura, in breve, della bici più scrausa. Perchè, il ragionamento che l’uomo che si è visto soffiare n biciclette nel volgere di pochi anni, ad un certo punto diventa il seguente: chi può voler rubare una bicicletta in queste condizioni? Sembrano aver letto nel pensiero quei bravi ragazzi di Make-Digital.com, che hanno appenna pubblicato un breviario su come rendere meno desiderabile la bici agli emuli di Alì Babà e i Quaranta Ladroni. In inglese, d’accordo, ma non vi si apre il cuore a pensare come tali mali affliggano ed affratellino l’umanità tutta in un unico cruccio?

Nel caso vi si fosse aperto, il cuore intendo, guardatevi questo video, e lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate

Scritto da alessio de laurentiis

23 giugno 2008 alle 10:29 AM

Pubblicato in Senza Categoria

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