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La piazza del villaggio globale
C’era una volta, e forse c’è ancora, la piazza del paese.
Passavano tutti di la, e siccome, la gente mormora, tutti sapevano tutto di tutti.
Poi, internet.
Che è vero che si possono scoprire molte cose di me, ma se io non voglio, ed ho quel minimo di conoscenza che mi serve, posso decidere cosa far apparire e cosa no, a chi mostrarmi e a chi no.
Questa era per essere in disaccordo con Floris, che sul settimanale femminile de “Il Corriere della Sera” paventa un mondo nel quale il mio datore di lavoro conoscerà a fondo la mia vita sentimentale leggendosela su Facebook. O che la mia ragazza farà le pulci alle mie storie passate. ( tanto la ragazza non ce l’ho) ( ma se ce l’avessi, non dovrei bastarle io a renderla edotto su chi sono? piuttosto che un paio di bit che navigano alla deriva nella rete?)
Forse si e forse no, se io vorrò. Di certo, le sue riflessioni mi sembrano abbastanza leggere, poco avvertite e leggermente capziose.
Ma non volevo parlare del centralinista di raitre.
Volevo invece, farvi leggere la signora qui, ( della quale sono venuto a conoscenza tramite Wittgenstein) che mette i fatti suoi in piazza, cercando conforto, ma anche no a giudicare dai commenti che ha suscitato il suo post sul forum, dal presunto, virtuale, effimero tradimento del marito, via iphone…
Pora donna, che cercava comprensione e ha trovato pieno di troll.
A me mi piace la Sardegna ( per quanto anche la Calabria)
Dunque,

Pastore sardo in lotta contro le malvagie multinazionali
io me ne stavo anche tornando bel bello dopo essermi fatto valere sui fairways del golf club Parco di Firenze, quando, di punto in bianco mi cade la notizia tra le mani. Tipo che la popolazione sarda tutta è insorta contro le bieche multinazionali che affamano i bambini facendoli lavorare in scantinati alla produzione di codici sorgente per l’idroguida di veicoli spaziali destinati ad un mercato di…no. quella era un’altra storia. Vabbè. Dicevo però che mi sono capitate queste cose davanti agli occhi, e alla fine, ricollegavo, per reconditi e tortuosi anfratti neurologici un discorso che sentivo a metà ieri sera dai miei vicini/coinquilini. Tipo il taglio della spesa pubblica. Che, con le licenze d’uso dei sotware proprietari, di certo non si dimezza, ma almeno è un inizio.
In Sardegna è appena passato un ddl riguardante :”Iniziative per la promozione e lo sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza in Sardegna”. Che messa così non dice molto, lo ammetto. Però dietro le parole ci stanno i fatti, quelli fattuali. L’Open Source come via alla conoscenza. Vengo e mi spiego, come raccontava la vela al vento.
Dal Corriere della Sera di stamattina ( ossimoro? ), ripreso anche da un criptico personaggio, David N. Welton, che scrive qui, apprendo l’isola ha deciso di passare al Software libero. infatti l’assessore agli Affari generali Massimo Dadea, nella pagina della Regione Sardegna a tale argomento dedicata , spiega come Linux e fratelli vari siano lo : “lo strumento più idoneo per uno sviluppo della società dell’informazione ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza”. Poi, l’assessore prosegue dicendo che così la regione si pone all’avanguardia. Mica tanto, davanti alla Sardegna qualcuno ci sta già, ma il suo lavoro quello gli richiede di fare.
Infatti, il titolare del blog Giuly in Gita racconta di come anche altre regioni si siano già mosse, qui.
Update domenicale:
Ho fatto un errore, e sono stato giustamente ripreso. Non esiste il titolare di Giuly in Gita, ha linkato semplicemente al sito del Corriere ed io sono una spia russa in inkognito. Per tutte le altre doverose scuse, leggetevi i commenti. Dasvidania
Non mi torna tanto che il ddl verrà illustrato nei prossimi giorni a Pisa, ma insomma, non tutto è sempre facilmente comprensibile, ed il vostro, mie cari, non si picca di essere una cima.
A già. Intanto sotto casa mia si continua ad occupare.
Dicevamo.
E i blogger sardi e meno contenti tutti della iniziativa legislativa.
Pure quelli calabresi dovrebbero, perchè pare che anche lì le infrastrutture si siano adeguate
Che dire, che dire. A già, che è sta roba Open Source, Software Libero e altro. Spiegazioni per mamma, che magari ( ma credo di no) si leggerà il post. Cioè, lei sarebbe pure vagamente consapevole che ho una cosa del genere, ma… Vedremo.
Software Libero, Open Source e Linux
a si. la foto. che poi sono due, prese da KatapeKKia.net e Marotochi.it








