Archivio per novembre 26th, 2011
Catalogo generale delle necessarie ed imprescindibili modifiche da apportare per migliorare il mondo in cui stiamo vivendo. Capitolo due
Capitolo due.
O di come risolvere il problema alla radice.
Molto semplice quasi banale nella sua esecuzione questo facile problema aritmetico. Il concetto di stato muove e nasce dalla sua capacità di provvedere al benessere dei suoi cittadini. Che lo siano per libera scelta o meno, in questa sede non è ininfluente. Il cittadino lavora, guadagna, spende paga. Giusto che lavori, giusto che guadagni, giusto che spenda, giusto che paghi il giusto. E qui entrano in campo scale macro per definire cosa è la correttezza del tributo da versare. Ci sono paesi dove è necessario versare due mesi del proprio stipendio sull’anno per accontentare l’erario, altri dove ne servono 4 e poi il nostro stivale, dove ci vogliono circa 5 mesi e mezzo per sfamare il pantagruelico appetito delle casse statali. Non facciamoci deviare da poche auto di cilindrata superiore, i problemi stanno altrove, ed hanno una scala e risonanza capaci di spingere oltre il ciglio di un default il paese intero. Ma sono parte di un sistema di interessi tale che, la loro eco, seppur si trova un megafono disposto a parlarne, si scontra contro una nebbia di solerte insabbiamento. Ma tornando all’argomento del giorno, e cioè la distanza tra la percezione micro della nostra vita quotidiana, ed il peso macro delle decisioni da prendere. E diventa macro anche il problema evidente, il convitato di pietra che ogni organo partitico conosce ma al quale non può offrire neanche un caffè, perchè altrimenti da organo politico si troverebbe immediatamente a divenire circolo di cucito, in quanto ad appeal rispetto al suo elettorato. In breve, la misura da attuare è impopolare. Ma per la sua stessa portata. Povera la classe politica che non può far fronte a questa pretesa, ma negata aspirazione dal suo pubblico di riferimento. Ecco perchè essa è puramente attuabile da un gruppo di persone che abbia a riferimento la politica nella sua accezione originaria. Che non ne tragga giovamento personale, che non debba andare con il cappello in mano a bussare davanti porte rivestite in cuoio. Un gruppo che possa fare il suo dovere verso la società, e che poi torni a vivere del suo lavoro. Un gruppo di tecnici che sospendano il necessario consenso popolare e che coagulino sforzi ed efficacia in un lasso di tempo quanto più breve possibile. Puramente e semplicemente, scardinare gli archivi informatici e mettere sulla pubblica piazza e liberamente consultabile da chi ne abbia il ticchio; sto parlando delle dichiarazioni dei redditi. Perchè. Molto semplice. Una volta che tizio guadagna X all’anno, e dichiara questa cifra, appare evidente come alcune spese accessorie, tipo un suv ultimo modello non possano essere sostenibili. A meno di non dormirci, in quello stesso suv, e non fare mai benzina. Conscio della necessità di difendere la privacy, invocata da molti e conosciuta da pochi, si potrebbe alleggerire la cosa in questa maniera. Un intervallo di tempo per dare ai cittadini la possibilità di rendere pubblici o meno i loro introiti. A scelta negativa, seguirà attento controllo fiscale. Ma esautorando la Benemerita, per lasciargli agio di muoversi con più facilità sul fronte delle imprese, più articolate per loro stessa natura. Meglio allora affidare a aziende private, parcellizzate sul territorio nazionale il compito di verificare, incrociando i dati, la veridicità delle affermazioni di precedenti dichiarazioni. Aziende private che operando su un libero mercato dovrebbero per forza di cose essere competitive, attente alla riduzione dei costi, tendenti alla loro stessa sopravvivenza nell’espletamento di un lavoro che per quanto improbo, potrebbe essere valutato con ritorni economici percentuali per le stesse aziende controllanti. Un recupero crediti esteso su scala nazionale, senza accanimento terapeutico, ma con libero accesso a database che, non parlandosi ad oggi, agevolano di fatto le pratiche di lavoro in nero, mancata fatturazione, transazioni monetarie poco chiare e trasferimenti di valuta da e per nullatenenti. Ricollegandosi al capitolo primo, è chiaro perchè non potrebbe essere un organismo già impiantato nel territorio ad occuparsi efficacemente di un lavoro del genere. In primis, mancherebbero i fondi, e questo porterebbe ad una dilazione delle tempistiche d’intervento e controllo. In secondo luogo, un’azienda privata ha come unico scopo la creazione di ricchezza. E se tali aziende preposte avessero da guadagnare percentuali su quanto di illecito venisse a galla, il mercato non potrebbe che averne giovamento. Ford per primo capì che pagare di più i propri operai generava maggior ricchezza circolante nel paese. Certo Ford capì anche che le vendite delle sue automobili ne avrebbero giovati, ma per questo peccato veniale, di fronte al ben più largo apporto dato all’economia nella sua interezza, può essere perdonato. Le tecnologie esistono; manca, e non potrebbe essere altrimenti, la volontà di realizzare tale sconvolgimento tettonico di connivenze e consuetudini ormai atrofizzate. Ovviamente, a livello micro questo stravolgimento non sarebbe accettabile. Il dentista che non mi fa la fattura mi fa risparmiare, il meccanico pure, l’idraulico non sa neanche che sia una ricevuta e così io non devo pagare un altro 21% allo stato. Val la pena di ricordarsi che le strade che ci portano dal dentista e dal meccanico sono state costruite con i soldi dei contribuenti, e che se versano in quello stato pietoso, buona parte della colpa è da ricercarsi nella mancanza di fondi per la loro manutenzione. Sono misure meno draconiane di quanto si pensi. Basterebbero due anni per far emergere una percentuale rilevante di entrate sommerse, ottenendo virtuosamente di lasciar sprigionare le forze preposte ad una lotta al crimine organizzato, che veste sempre più i panni del banchiere e sempre meno quelli del picciotto con la coppola. Ma pur ora, con un consiglio dei ministri slegato, almeno apparentemente, dai giochi politici e dei clientelarismi di partito, tale soluzione non è attuabile. Le resistenze permangono, e senza una fiducia di Camera e Senato, cioè senza il placet delle persone che più avrebbero da perdere se una tale riforma fosse realizzata, è una bella auto fiammante senza nessun motore dentro, questo nuovo governo di tecnici. In passato, nel nostro passato, ci sono stati momenti in cui si sono sospese alcune prerogative ed alcuni diritti, da parte degli stessi che li avevano creati, per riordinare le cose e far ripartire un nuovo corso. E’ meno cruento di quanto possa essere inteso, questo passaggi. Purtroppo, nel panorama non si presenta nessuno che abbia le qualità e gli attributi, tanto in senso lato quanto in senso figurato, per prendere decisioni del genere. Non si può pensare di modificare la rotta di una nave da crociera con una pagaia.
Restate collegati per la terza puntata della saga








