19 Febbraio 2009...10:48 PM

Pagliacci

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Mi sono buttato sulla cultura. Stasera, prima, una mezz’ora fa, sono stato al Teatro Comunale di Firenze, a vedere Pagliacci, l’opera Lirica di Ruggero Leoncavallo. La prima volta fu rappresentata nel 1892.

M’è piaciuta.

Va bene, articolo il concetto.

Alzatosi il sipario l’effetto è stato un pò come quei flipper anni 60, 70. Molto rumore, molti colori, molti movimenti. Colore sopra ogni cosa. 

La regia è firmata Zeffirelli ( articolo tratto da Il Firenze, un articolo di Maurizio Busia).

Gli attori sono: 

Nedda: Amarilli Nizza, Maria José Siri 
Canio: Salvatore Licitra, Francesco Anile 
Tonio: Seng-Hyoun Ko, Silvio Zanon 
Peppe: Mark Milhofer, Cristiano Olivieri 
Silvio: Luca Salsi


Un fatto di cronaca è al centro della complessa vicenda amorosa, e il finale si tinge di tragedia. Questo ne ha fatto da subito un manifesto del Verismo italiano.  Si ispira a un delitto realmente accaduto a Montalto Uffugo, in Calabria, quando il compositore era bambino. Il padre fu il magistrato che istruì il processo e condannò l’uxoricida.

E’ un’opera che si vuole educativa. Prima che si alzi il palcoscenico infatti, Tonio, in costume da Taddeo, si presenta come Prologo. Spiega la poetica dell’opera, ed in definitiva opera come la voce del compositore, dando, connotando l’opera. 

E’ una storia d’amore e morte. Amore malato, di Tonio per Nedda, che invece ama Silvio. Canio, il marito alla fine, proprio durante la reppresentazione ucciderà lei ed il suo amante. ( Per i pignoli e i precisini, qui wikipedia spiega tutta la trama). 

Zeffirelli piazza la storia all’incirca negli anni 60, 70. Un paesino, con i suoi personaggi tipici. Molto, molto corale. Con scene di massa, movimenti sul palco. Colori. Tanti.

E poi la musica.

Prima dell’opera, ( siccome è corta), l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha suonato Puccini e Mascagni: la Tregenda dalle Villi, l’Intermezzo dalla Cavalleria rusticana, il Sogno di Ratcliff da Guglielmo Ratcliff, l’Intermezzo da Manon Lescaut e l’Intermezzo dall’Amico Fritz.

Io sono arrivato quando stavano accordando gli strumenti.

Poi le luci del soffitto si sono abbassate, e si è fatto buio in sala. Con solamente i leggii illuminati, il maestro è entrato. E la musica, semplicemente, ha iniziato a fluire. 

Come un vino caldo bevuto con calma, si è presa tutti i miei pensieri, e li ha portati via.

Guardavo gli orchestrali. E ne restavo incantato.

Poi il sipario si è alzato, e Prologo ha iniziato il suo intervento.

Fino alla fine, tragica, sono rimasto letteralmente avvinto. Anche quando la cariatide due file dietro di me si è messa a scartare la caramella più rumorosa del mondo.

Uscendo, per ultimo, ho visto una scena memorabile.

Un ragazzino, di forse 12 anni, in frac. E non per scherzare. Lo portava con tutto il sussiego, ed anche la naturalezza di un adulto abituato a vestirsi in questa maniera. Il ragazzino stava facendo la foto alla madre, in uno stupendo abito da sera.

Quadretto familiare.

 

Notte gente, alla prossima.

Vi lascio con Pavarotti.

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