23 Giugno 2008...10:29 AM

Quanto una città può modificare la percezione dell’altrui e propria proprietà

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Vengo, diceva quello, e mi spiego.

Per tutti coloro i quali, gioiscono della vita fiorentina da fuorisede, pendolari o comunque monadi di mondi sradicati dai luoghi natii per atterrare nella città di Dante e del Rinascimento, presto o tardi il problema viene a galla. Cioè. presto viene a galla e presto ha bisogno di essere risolto. La mobilità. non quella articolare, a quella ci dovrebbe pensare il CUS, ma quella urbana. Ora, non essendo noi ( cioè gli studenti fiorentini, o quantomeno i millantatori che si nascondono dietro un libretto universitario) nella stragrande maggioranza possessori di auto-moto veicoli atti a debellare l’immobilismo cronico che potrebber indulgere in vacue considerazioni filosofiche rivolte al soffitto, non essendo noi nella condizione di poter fruire di un servizio a cinque stelle riguardante la suddetta mobilità urbana che la Ville Lumiere invece si pregia di offrire ai suoi abitanti, che ci resta da fare? La domanda troverebbe la sua risposta ovviamente nel trasporto pubblico fiorentino. Il condizionale è d’obbligo come non mai in questi casi. Tacendo della scarsità di mezzi, tacendo dell’orario del servizio, che all’incirca a mezzanotte lascia a piedi la città studentesca ( ed a mezzanotte, molte volte la sera deve ancora iniziare), tacendo dello spropositato costo dell’abbonamento ai suddetti mezzi di trasporto pubblici, tacendo inoltre dell’impossibilità di raccapezzarsi sul sito della beneamata ATAF, la soluzione balza agli occhi anche dei meno avveduti.

La Bicicletta.

Il Velocipede. Ahh, il vento tra i capelli, una città che si dipana a misura di ruote ed anceh un bell’esercizio fisico, hce oltre la mente bisogna allenare anche il corpo. Si ma. Si ma, miei avveduti, si parla di quel che già conosciamo. Il losco traffico illegale di biciclette che fiorisce all’ombra del David. E la continua affannosa ricerca del lucchetto più inattacabile, della ganascia più sicura, in breve, della bici più scrausa. Perchè, il ragionamento che l’uomo che si è visto soffiare n biciclette nel volgere di pochi anni, ad un certo punto diventa il seguente: chi può voler rubare una bicicletta in queste condizioni? Sembrano aver letto nel pensiero quei bravi ragazzi di Make-Digital.com, che hanno appenna pubblicato un breviario su come rendere meno desiderabile la bici agli emuli di Alì Babà e i Quaranta Ladroni. In inglese, d’accordo, ma non vi si apre il cuore a pensare come tali mali affliggano ed affratellino l’umanità tutta in un unico cruccio?

Nel caso vi si fosse aperto, il cuore intendo, guardatevi questo video, e lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate

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