19 Ottobre 2009

Lasciando Firenze

E così, dopo averci passato anni, lascio Firenze.

Dopo una laurea che non era in programma, dopo aver scoperto cose che non avrei creduto, lascio.

E’ una storia lunga cinque anni, iniziata una mattina con dei cornetti caldi.

Regalo per le mie prime coinquiline. Poi è diventata corse sul Lungarno, pranzi alle quattro del pomeriggio, cene rimediate in giro.

Pioggia in bici, dormire sotto un pianoforte, dare esami come un matto.

Marisa sul passo del Muraglione che non ce la fa più e mi costringe ad accorgermi, una volta sceso dal cavalletto, del posto e del panorama che stavo perdendo.

Firenze è poi diventata Parigi, ed è stato come sognare per sei mesi di seguito. La vita. Firenze è stata il golf, il giornale, le partite.

Marisa sparita, ed ancora la piango. Firenze è stata lezioni, Firenze è stata lavoro.

Firenze è stata l’amore. Ma questa è una cosa da grandi.

Firenze del teatro, Firenze del cinema.

Firenze del Comunale e di un ruhm e torta nell’intervallo.

Firenze è stata un angolo caldo quando fuori era freddo. Firenze del Porto e dei libri, Firenze delle parole dette sottovoce.

Firenze è stata i cornetti del Querci e la terrazza della Rinascente. Firenze è stata la musica.

Firenze è stata mille pagine di un diario che si andava scrivendo da solo.

Firenze e partire.

Firenze d’estate, con le mosche a mangiarmi vivo e il respiro di una città vuota. Firenze è stato piangere a volte. Firenze mi ha dato il David, che mi ha sempre detto da che parte andare.

Firenze mi ha dato due lauree, un tesserino da giornalista, e un amore.

Io ho dato a Firenze tutto quello che avevo. Ho mischiato me e lei in una spirale dove era difficile trovare i confini. Firenze delle piazze di notte. Firenze delle corse in taxi quando fuori non c’è nessuno. Firenze di notte, Firenze che si sveglia e Firenze che poco prima di addormentarsi mi regala un sogno in arancione, con i suoi raggi obliqui tra le vie del centro.

Firenze è stata molto più di tutto questo. Firenze è arrivata quando ero già grande. Milano, è una scommessa che non posso permettermi di perdere.

Sapendo, che lascio qui a Firenze qualcosa che avrebbe potuto cambiare la mia vita.

Ma questo è. Un fiume.

C’è un altro cielo che attende.

Che sia Milano, l’altro capo del mondo o ovunque. Non so.

Adesso, è necessario compiere questo passo.

13 Ottobre 2009

E intanto, le lancette girano

e manca sempre meno a chiudere questo ciclo.

Giovedì 15 ottobre. 14:30 Novoli. Solito posto per tesi, qualcosa finisce.

Qualcosa sta rimanendo indietro. Qualcosa aspetta di diventare.

Vediamo se la volontà basta a creare una proiezione del mondo.

Vediamo.

12 Ottobre 2009

Mentre scende la pioggia

(canzone da ascoltare leggendo: If- Pink Floyd- Atom Heart Mother 1965)

Scende la pioggia lenta su una città. Prove tecniche d’inverno colgono di sorpresa novelli studenti che s’aggirano dubbiosi tra edifici ciechi e sordi alle loro domande. Quanti ne ho visti in questi giorni, di giovani virgulti della nazione, la futura classe dirigente, cercare di districarsi dalla melassa della burocrazia, che ha il compito di complicare quel che sembra facile. Tra sedi distaccate, poi riattaccate, telefoni muti e siti bloccati. Indicazioni contraddittorie, inani sfaticati. E l’elenco potrebbe anche continuare a lungo.

Ma accade che stia anche terminando, qui, questa parte di vita. Una laurea, la seconda, la più inaspettata.

Quando andando al lavoro percorrevo la circonvallazione, con la precisa e netta senzazione che da qualche parte nella mia personale macchina mentale dovesse esserci una quintia marcia che non trovavo e non stavo sfruttando, la seconda laurea non era neanche nel campo delle ipotesi.

La prima c’era. Chiedeva cittadinanza come quei tedeschi dell’est che attraversato il muro sapevano di essere giunti nel paese dell’oro. Come Dorothy, con le mie scarpette rosse ho iniziato un cammino, misurando sempre i passi. Le gambe a volte stanche. Non sono mancati sgambetti, falli da dietro ed entrate irregolari. L’arbitro ogni tanto si girava dall’altra parte e faceva finta di non guardare. I falli più duri sono stati quelli arrivati da chi non avresti mai detto.

E la prima è andata.

La seconda, arrivata mentre facevo altro. Mentre tra i vari lavori mi ritagliavo tempo per vivere studiare, immaginare.

E sta finendo anche questo.

Giovedì, succederà.

Ed un nuovo percorso riluce già con le sue promesse.

Intanto, vuoi il caso o forse no, la pioggia ha smesso di cadere.

E ci sono nuovi luoghi da conoscere.

27 Settembre 2009

La condizione umana

Sentite, mi sa che questi due anno ragione. Ho girato la cosa in tutti i versi, e mi sembrava funzionasse in tutte le situazioni che ho ipotizzato. Cos’è, ho una fantasia limitata io, oppure la situazione potrebbe essere molto più semplice di quel che sembra?

25 Settembre 2009

Solo due parole

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perchè di più sarebbero futili.

Guardate le facce. Vi prego. Il signore elegante in nero sta guardando il rappresentante dell’Italia nel mondo.

Il signore elegante in nero ha stile. La signora elegante in nero a stile.

Di più non dico.

Ma questo non viene fatto in mio nome

30 Agosto 2009

Sintesi grafica

A seguito di quanto emerso ieri, a seguito di quanto letto oggi.

Qua si sta perdendo di vista il giornalismo, per difendere a spada tratta i propri capi.

Intanto, Mauro Biani ci prende ancora una volta:

29 Agosto 2009

Vizi privati, virtù pubbliche

Questo post inizia da lontano, nel tempo e nello spazio. Inizia da Bernard de Mandeville nato a Rotterdam nel 1670 e che nel 1723 pubblicò   Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù).

Parliamo di Feltri, Boffo, Berlusconi, La Repubblica e dei giornali.

Di Feltri che attacca Boffo con un documento pubblico. Quindi fa il suo lavoro, il giornalista. E lo fa con pezze d’appoggio ineludibili. Lo fa oggi. Perchè oggi? Ad un giorno di distanza dalla mossa di Berlusconi di denunciare Repubblica per delle domande.

Io me le sono andate a rileggere quelle domande, e non ci ho trovato quello che il ministro ( mi sembra il Guardasigilli, ma dovrei riguardarci) dice ci sia. Cioè la volontà da parte del domandante di indurre in una risposta il domandato.

Boffo. Gli atti giudiziari dicono che dava fastidio alla moglie di un uomo. Un “incidente sessuale” lo chiama Feltri.

Mi sembra di ricordare che la mia libertà inizia dove finisce la tua.

Certo, per il direttore del giornale di riferimento delle curie italiane, una cosa del genere non è proprio uno degli highlits che metti nel curriculum per farti assumere.

D’altro canto, le frequentazioni, vere o presunte del Presidente del consiglio dei ministri, in quest’italietta che mi sono ritrovato tra le mani, sembrano più che altro la realizzazione dei pruriginosi sogni dell’italiano medio.

Repubblica ha deciso di andare in fondo. Oltre. Mettendosi giù a muso duro, quasi fosse un attore politico legittimato nella lotta al potere. Come se la linea politica del PD fosse un pò troppo sbiadita, ed il partito viene superato a sinistra del giornale. Che si prende le querele.

Che si prende le querele per delle domande. Non per delle illazioni. Sta cosa non l’ho ancora capita bene.

Il direttore Ezio Mauro ha fatto diciotto anni. E’ responsabile delle sue azioni. Anche Silvio Berlusconi è maggiorenne. Pure Feltri. E mi pare anche Bozzo.

C’è una cosa però. Ogni volta che fai un’incursione in un territorio sconosciuto, allarghi il confine.

Cerco di spiegarmi meglio.

Hic sunt leones.

E proprio perchè inesplorato, in quel territorio, coloro i quali fanno sporadiche incursioni, possono riferire di aver visto ciò che vogliono.

Sta a significare che, querelando un giornale, instillo il dubbio. Magari poi ritratto, ma ho già raggiunto il mio scopo. Erodere il consenso, o la fiducia di quelli che versano un euro per avere in cambio notizie. Stavo per scrivere informazioni, ma sarebbe stata una parola sbagliata.

C’è poi una discrasia tra le parole dello stesso Feltri. Nel mezzo del polverone, e qui cito: “Dopo tre mesi di persecuzione, credo che una reazione di questo tipo sia il segno che non c’è altro da fare che questo. Poi non è la prima volta che si querela un giornale, non ci vedo niente di inedito. Dopodichè – aggiunge – che si querelino i giornalisti e i giornali non mi va bene”. Questo è Feltri dalle pagine de Il Giornale, sabato 29 agosto.

Prima, poche righe prima, lo stesso direttore: “Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Mai quanto nel presente periodo – scrive Feltri, – si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinchè i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche”.

L’ultima frase, e forse mi sbaglio, ma forse no, suona tanto come un salvataggio mascherato dei comportamenti del primo ministro. Cioè: guardate che lo fanno tutti, anzi, sapete chi lo fa? Chi ci attacca.

Ma è un “ci” che non sta molto in piedi. Ok, Ok, dissociazione di Berlusconi dalle posizioni di Feltri. Ma intanto un altro pezzo di territorio inesplorato ci è stato raccontato da qualcuno che dice di esserci stato. Adesso tocca crederci  o meno. Ma questa “visione” resterà sempre, volenti o nolenti parte del nostro assunto di base per immaginare il suddetto territorio.

E sto parlando di giornalismo qui. Senza valenze politiche. Quantomeno, non mie e non dirette.

Insomma, mi sembra strano parlando di tempi che cose così diverse siano accadute a distanza così ravvicinata.

Fini che si prende gli applausi del PD, il meeting di Rimini in pieno svolgimento, una querela ad un giornale per delle domande, ed un direttore che attacca, o quantomeno disvela, retroscena di vita privata di un altro direttore.

Ora: sono capzioso io oppure questa non potrebbe suonare come una mossa per raccogliere quella parte di elettori vicini alla chiesa, che si ritrovano a scoprire gli altarini di un direttore vicino alla stessa, mentre una dichiarazione di Fini potrebbe spostare un pò di peso politico dalla sua parte?

Epperò mi ero ripromesso di non parlare di politica, cavolo

28 Agosto 2009

Promemoria ante-secessione

C’è una cosa che mi devo ricordare, la prossima volta che parlano di cambiare inno.

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Uniamoci, uniamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Dall’Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

E va bene. Però, tra quello che cantiamo, e quello che vogliamo dire cantando, ce ne passa un mare. Leggete qua sotto.

L’elmo di Scipio: L’Italia ha di nuovo sulla testa l’elmo di Scipio (Scipione l’Africano), il generale romano che nel 202 avanti Cristo sconfisse a Zama (attuale Algeria) il cartaginese Annibale. L’Italia è tornata a combattere.

Le porga la chioma: La Vittoria sarà di Roma, cioè dell’Italia. Nell’antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli. Così la Vittoria dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata, perché la Vittoria è schiava di Roma che sarà appunto vincitrice.

coorte: nell’esercito romano le legioni (cioè l’esercito), era diviso in molte coorti. Stringiamoci a coorte significa quindi restiamo uniti fra noi combattenti che siamo pronti a morire per il nostro ideale.

calpesti: calpestati

Raccolgaci: la lingua di Mameli è la lingua poetica dell’Ottocento. Questo raccolgaci in italiano moderno sarebbe ci raccolga, un congiuntivo esortativo che assimila il pronome diretto. Il significato è: ci deve raccogliere, tenere insieme.

una speme: altra parola letteraria e arcaica. Significa speranza. Non c’è però da stupirsi troppo se Mameli usa queste parole.

fonderci insieme: negli anni di Goffredo Mameli l’Italia è ancora divisa in molti staterelli. Il testo dice che è l’ora di fondersi, di raggiungere l’unità nazionale.

per Dio: doppia interpretazione possibile. Per Dio è un francesismo e quindi significa “da Dio”: se siamo uniti da Dio, per volere di Dio, nessuno potrà mai vincerci.
Certo è però che in italiano “per Dio” può essere anche una imprecazione, una esclamazione piuttosto forte.  Siccome aveva Vent’anni probabilmente lui stesso ha voluto giocare sul doppio senso (in fondo i suoi rapporti con il Vaticano non erano buonissimi, tant’è vero che è morto proprio a Roma dove combatteva per la Repubblica)

Dovunque è Legnano: ogni città italiana è Legnano, il luogo dove nel 1176 i comuni lombardi sconfissero l’Imperatore tedesco Federico Barbarossa

Ferruccio: ogni uomo è come Francesco Ferrucci, l’uomo che nel 1530 difese Firenze dall’imperatore Carlo V.

Balilla: è il soprannome del bambino che con il lancio di una pietra nel 1746 diede inizio alla rivolta di Genova contro gli Austro-piemontesi

I Vespri: Nel 1282 i siciliani si ribellano ai francesi invasori una sera, all’ora del vespro. La rivolta si è poi chiamata la rivolta dei Vespri siciliani

Le spade vendute: i soldati mercenari si piegano come giunchi e l’aquila, simbolo dell’Austria, perde le penne.

Il sangue polacco: L’Austria, alleata con la Russia (il cosacco), ha bevuto il sangue Polacco, ha diviso e smembrato la Polonia. Ma quel sangue bevuto avvelena il cuore degli oppressori

Ecco.

Dopo averlo cantato per un anno tutte le mattine, io mi ci sono pure un pò affezionato.

6 Agosto 2009

Nuovo questionario su Facebook

Le mie profonde scuse vanno a coloro i quali, solerti e gentili, hanno già compilato il questionario che ho lanciato oggi pomeriggio ( vista la sua fine ingloriosa, mi azzardo a supporre che se gli avessi attaccato dietro un paracadute, sarebbe stato meglio)

Perdono, mi cospargo il capo di cenere.

E dopo la lavata (di capo) arieccovi il questionario. Stavolta dovrebbe essere la versione definitiva

questionario-2

domando umilmente perdono per l’errore precedente….

6 Agosto 2009

Il questionario su Facebook

questionario su Facebook

Salve a tutti, come qualcuno di voi saprà, sto realizzando una ricerca per la mia tesi di laurea su Facebook.
Come viene usato, quanto, ed in che modo.
Per questo ho realizzato un questionario, che mi aiuti a tracciare l’attività delle persone su Facebook.
Il questionario è qui.
Se vi piace, e volete condividerlo con altre persone, linkate pure.

Appena terminata la ricerca, pubblicherò tutti i dati qui.

Grazie a tutti.

ps
E’ per lo meno leggermente più serio dei vari test che impazzano su Facebook…

;)