
Questo post inizia da lontano, nel tempo e nello spazio. Inizia da Bernard de Mandeville nato a Rotterdam nel 1670 e che nel 1723 pubblicò Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits (La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù).
Parliamo di Feltri, Boffo, Berlusconi, La Repubblica e dei giornali.
Di Feltri che attacca Boffo con un documento pubblico. Quindi fa il suo lavoro, il giornalista. E lo fa con pezze d’appoggio ineludibili. Lo fa oggi. Perchè oggi? Ad un giorno di distanza dalla mossa di Berlusconi di denunciare Repubblica per delle domande.
Io me le sono andate a rileggere quelle domande, e non ci ho trovato quello che il ministro ( mi sembra il Guardasigilli, ma dovrei riguardarci) dice ci sia. Cioè la volontà da parte del domandante di indurre in una risposta il domandato.
Boffo. Gli atti giudiziari dicono che dava fastidio alla moglie di un uomo. Un “incidente sessuale” lo chiama Feltri.
Mi sembra di ricordare che la mia libertà inizia dove finisce la tua.
Certo, per il direttore del giornale di riferimento delle curie italiane, una cosa del genere non è proprio uno degli highlits che metti nel curriculum per farti assumere.
D’altro canto, le frequentazioni, vere o presunte del Presidente del consiglio dei ministri, in quest’italietta che mi sono ritrovato tra le mani, sembrano più che altro la realizzazione dei pruriginosi sogni dell’italiano medio.
Repubblica ha deciso di andare in fondo. Oltre. Mettendosi giù a muso duro, quasi fosse un attore politico legittimato nella lotta al potere. Come se la linea politica del PD fosse un pò troppo sbiadita, ed il partito viene superato a sinistra del giornale. Che si prende le querele.
Che si prende le querele per delle domande. Non per delle illazioni. Sta cosa non l’ho ancora capita bene.
Il direttore Ezio Mauro ha fatto diciotto anni. E’ responsabile delle sue azioni. Anche Silvio Berlusconi è maggiorenne. Pure Feltri. E mi pare anche Bozzo.
C’è una cosa però. Ogni volta che fai un’incursione in un territorio sconosciuto, allarghi il confine.
Cerco di spiegarmi meglio.
Hic sunt leones.
E proprio perchè inesplorato, in quel territorio, coloro i quali fanno sporadiche incursioni, possono riferire di aver visto ciò che vogliono.
Sta a significare che, querelando un giornale, instillo il dubbio. Magari poi ritratto, ma ho già raggiunto il mio scopo. Erodere il consenso, o la fiducia di quelli che versano un euro per avere in cambio notizie. Stavo per scrivere informazioni, ma sarebbe stata una parola sbagliata.
C’è poi una discrasia tra le parole dello stesso Feltri. Nel mezzo del polverone, e qui cito: “Dopo tre mesi di persecuzione, credo che una reazione di questo tipo sia il segno che non c’è altro da fare che questo. Poi non è la prima volta che si querela un giornale, non ci vedo niente di inedito. Dopodichè – aggiunge – che si querelino i giornalisti e i giornali non mi va bene”. Questo è Feltri dalle pagine de Il Giornale, sabato 29 agosto.
Prima, poche righe prima, lo stesso direttore: “Il problema è che in campo sessuale ciascuno ha le sue debolezze ed è bene evitare di indagare su quelle del prossimo. Altrimenti succede di scoprire che il capo dei moralisti scatenati nel vituperare il capo del governo riveli di essere come quel bue che dava del cornuto all’asino. Mai quanto nel presente periodo – scrive Feltri, – si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti di titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinchè i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche”.
L’ultima frase, e forse mi sbaglio, ma forse no, suona tanto come un salvataggio mascherato dei comportamenti del primo ministro. Cioè: guardate che lo fanno tutti, anzi, sapete chi lo fa? Chi ci attacca.
Ma è un “ci” che non sta molto in piedi. Ok, Ok, dissociazione di Berlusconi dalle posizioni di Feltri. Ma intanto un altro pezzo di territorio inesplorato ci è stato raccontato da qualcuno che dice di esserci stato. Adesso tocca crederci o meno. Ma questa “visione” resterà sempre, volenti o nolenti parte del nostro assunto di base per immaginare il suddetto territorio.
E sto parlando di giornalismo qui. Senza valenze politiche. Quantomeno, non mie e non dirette.
Insomma, mi sembra strano parlando di tempi che cose così diverse siano accadute a distanza così ravvicinata.
Fini che si prende gli applausi del PD, il meeting di Rimini in pieno svolgimento, una querela ad un giornale per delle domande, ed un direttore che attacca, o quantomeno disvela, retroscena di vita privata di un altro direttore.
Ora: sono capzioso io oppure questa non potrebbe suonare come una mossa per raccogliere quella parte di elettori vicini alla chiesa, che si ritrovano a scoprire gli altarini di un direttore vicino alla stessa, mentre una dichiarazione di Fini potrebbe spostare un pò di peso politico dalla sua parte?
Epperò mi ero ripromesso di non parlare di politica, cavolo